I quartieri di case popolari non sono quartieri di serie B!
LUNEDÌ 23 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE DAVANTI ATER
ATER, l’ente incaricato della gestione del 70% del patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica a Roma, è commissariato dal 2014. Gestisce decine di migliaia di alloggi, la maggior parte costruiti fra gli anni ’40 e gli anni ’80. Questo patrimonio pubblico, che rappresenta la principale soluzione abitativa prevista dalle istituzioni per le persone che non riescono ad affrontare i prezzi in continua crescita del mercato degli affitti, o ad accedere a un mutuo, è lasciato in un grave stato di abbandono da decenni.
Vivere dentro una casa popolare significa ammalarsi per le infiltrazioni e per la muffa, significa rischiare di non avere il riscaldamento. Significa non ricevere alcuna risposta quando si contatta l’ATER per segnalare un cornicione pericolante. Significa essere umiliati/e quando ci si reca negli uffici dell’ente e non si hanno tutti i documenti richiesti. Significa vivere con lo stigma di essere del Quarticciolo, del Laurentino 38, di Primavalle o di San Basilio. La misura è colma, ora devono ascoltarci!
Da inizio 2026 non è passata una settimana senza che ci piovesse dentro casa, senza che in un condominio crollasse un solaio, senza che ci arrivasse notizia di un appartamento in fiamme per gli impianti elettrici difettosi.
Mentre gli alloggi abitati cadono a pezzi per l’incuria, ATER vuole iniziare un nuovo cantiere al sesto ponte del Laurentino 38 dopo aver lasciato marcire tra le macerie e gli abusi il cantiere del quinto ponte. Un nuovo cantiere che resterà incompiuto, un nuovo tassello nella speculazione che produce espulsione dalla città per chi non può permettersela e porterà con sé lo sgombero del centro sociale che da 35 anni lotta in quartiere con chi rivendica una casa. Nel frattempo su Quarticciolo sono stati annunciati 30 milioni di fondi dalla Regione sul patrimonio ATER. Vogliamo avere garanzie su tempi e interventi puntuali, vogliamo che gli/le abitanti, che conoscono il territorio dove vivono, possano avere voce in capitolo. La Regione ha annunciato che verrà finalmente realizzata la seconda palazzina di via Ugento e assegnati gli alloggi completati della prima. Gli/le abitanti che hanno lottato da 5 anni per questi alloggi hanno diritto all’assegnazione di queste abitazioni.
È ATER che è in debito con chi abita nei quartieri popolari, è ATER ci deve delle risposte.
Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx, non per lo stigma che ogni volta viene attribuito a chi vive nelle periferie, ma per la fantasia e il cuore che mettiamo nella solidarietà.
Abbiamo organizzato un pomeriggio di musica in strada partendo con zero soldi ma è stata la forza delle relazioni la nostra vera possibilità.
Dal quartiere e da tante città lo sforzo è stato comune: non la “nostra” street parade ma un momento dove mettere al centro la vita e la bellezza della lotta.
Sappiamo che quando si è in tantx non tutto fila liscio ma è stato importante che tante persone venissero in quartiere per sapere cosa sta accadendo e mettere il Laurentino 38 in relazione con il resto della città.
Anche se suona strano quando si è parte della stessa cosa, ringraziamo chiunque abbia portato il suo contributo, dalla musica alla creatività, dal senso di responsabilità alle idee pazze.
Ringraziamo chi è scesa dai palazzi e ha portato un sorriso, balletti spettacolari e travestimenti assurdi.
Ringraziamo i collettivi di lotta, i/le compagnx che da 35 anni camminano al nostro fianco.
Ringraziamo i giornalisti di Fuori dal coro perché è sempre bello vederli andare via dal quartiere.
Ringraziamo le guardie che hanno bloccato ogni strada creando apposta il traffico per generare malcontento ma gli unici a non essere felici erano loro: ci sta, nessunx vuole essere amicx delle guardie.
In un periodo in cui siamo concentratx su quanto accade nel nostro quartiere e sulla dichiarazione di sgombero che ci ha recapitato Ater, non possiamo che rivolgere la stessa attenzione nei confronti di chi resiste in altri contesti a pochi chilometri da noi.
Che sia la lotta di chi abita a Bagnoli contro l’opera di devastazione che subordina la vita a un evento per ricchi come l’America’s Cup o un progetto di riqualificazione come pretesto per fare il deserto in una città come L’Aquila, sappiamo di resistere agli stessi attacchi.
Nelle ultime settimane CaseMatte ha lanciato un appello alla solidarietà che riportiamo qui sotto. Parlare di riqualificazione a L’Aquila è già un paradosso, essendo una città in cui la ricostruzione post terremoto, protratta per decenni, è stata l’occasione per costruire una città vetrina ultra sorvegliata.
C’è un filo che lega L38Squat a L’Aquila ed è fatto di incontri come l’hackmeeting e di tante battaglie: dalla solidarietà alla popolazione colpita dal terremoto e sottoposta al controllo militare nelle tendopoli a quella nei confronti di chi è sopravvissuta a uno stupro di militari dell’operazione “Strade Sicure” ed ha affrontato un processo agghiacciante, dove si è trovata accusata invece che difesa. Dalle lotte contro il 41 bis, al fianco della prigioniera rivoluzionaria Nadia Lioce, a quelle per chiudere un’ex sezione del regime 41 bis, diventata luogo di isolamento per le prigioniere anarchiche. Dai processi contro le compagne femministe accusate di diffamazione dall’avvocato Valentini, difensore del militare stupratore Tuccia, a quelli contro i militanti palestinesi.
L’attacco contro CaseMatte è volto ad annientare ogni possibilità di confronto e di lotta nel territorio aquilano. Invitiamo tuttx a scegliere la propria modalità di sostegno a questa realtà sociale.
In questa pagina stiamo raccogliendo i comunicati di solidarietà contro lo sgombero di L38Squat che stanno arrivando da altri gruppi, spazi ed individualità.
Campetto Occupato
Il giorno dello sgombero dello ZK ad Ostia, mentre compagne e compagni accorrevano a portare solidarietà, sul portone di un altro spazio nostro fratello, L38SQUAT, veniva affisso un foglio che entro un mese sarebbe avvenuto lo sgombero. Un attacco costante e infame agli spazi occupati e autogestiti a cui solo la solidarietà e la resistenza può dare risposte. Siamo con voi compagne e compagni. Come sempre!
Quarticciolo Ribelle
Nodo Solidale
La stessa mattina dello sgombero di ZK Squat, il 29 gennaio, è stato dato un mese di tempo alle compagne e ai compagni del Sesto Ponte del Laurentino 38 per abbandonare un’occupazione abitativa e sociale che resiste da 35 anni, in una delle periferie popolari di Roma.
Entrambi questi spazi appartengono alla nostra storia attraverso una complicità che dura sin dalla nascita, quasi due decadi fa, del Nodo Solidale. I centri sociali, gli squat, le occupazioni abitative e sociali sono il territorio naturale della solidarietà popolare e internazionalista, in questi ambiti il Nodo Solidale ha realizzato, insieme a centinaia di compagn* negli anni, cene sociali, dibattiti, mostre, concerti, riunioni e manifestazioni, divenendo cuore pulsante, militante, collettivo della metropoli.
L’attacco a ZK e la volontà di sgombero di L38 Squat, due realtà del quadrante Roma Sud/Ostia, si inseriscono nel tentativo da parte dello Stato di mettere fine all’esperienza di un intero movimento che ha dimostrato anche quest’anno durante la grande mobilitazione per la Palestina di essere l’unico antidoto alla svolta autoritaria in atto in Italia e non solo. Vogliono sottrarre gli spazi fisici di questa forza.
Prima il Leonkavallo a Milano, poi Askatasuna a Torino e le minacce a Officina 99 a Napoli e qui a Roma a Spin Time. Vogliono sgomberare la storia, vogliono reprimere il presente.
Da entrambe le sponde dell’oceano in cui è attivo il nostro collettivo inviamo un abbraccio solidale e ribelle alle sorelle e ai fratelli da sempre nostri complici e invitiamo a partecipare a tutti i passaggi di mobilitazione per difendere gli spazi sociali. Uno per uno, metro per metro.
14 febbraio 2026 – Love L38 Parade – Perché l’amore è un’altra cosa
Il 14 febbraio siamo in strada, accanto a L38Squat Sesto Ponte – Laurentino 38 perché l’amore è un’altra cosa e le persone che abitano e attraversano lo squat lo sanno bene. Perché durante questi 35 anni di occupazione sono state costruite relazioni e percorsi che hanno messo al centro l’amore e il benessere di tutt. Perché, come rete campagne in lotta, in questo spazio abbiamo incontrato persone alleate e tante forme di convivenza e resistenza. Perché come persone non italiane e non ricche nel L38Squat abbiamo trovato uno dei pochi spazi dove siamo state accolte davvero, senza pregiudizi e razzismi, per organizzare in autonomia le nostre lotte. Perché sappiamo bene che la solidarietà tra chi è sfruttat e vive ai margini può davvero cambiare i rapporti di forza.
Ci vediamo il 14 febbraio, contro sgomberi ricchi e politici!
Daje L38Squat e grazie per insegnarci ogni giorno che l’amore è un’altra cosa!
Ci sono luoghi che non sono solo muri. Sono respiri collettivi, architetture di relazioni, officine di comunità.
Dal mare di Fiumicino ai ponti del Sesto Ponte – Laurentino 38, dal Bilancione a L38, ci unisce un’idea semplice e radicale: le periferie non sono margini da amministrare, sono centri di possibilità.
Il Laurentino 38 in questi anni ha dimostrato che uno spazio sociale non è solo un luogo da difendere, ma un laboratorio politico permanente: L38 è mutualismo quotidiano, è organizzazione popolare, è cultura che nasce dal basso, è vicinato che diventa comunità. È la prova concreta che quando le persone si mettono insieme possono trasformare l’abbandono in presenza, la solitudine in rete, il bisogno in forza collettiva.
Noi del Collettivo No Porto_Bilancione occupato riconosciamo in questa esperienza la stessa costellazione di pratiche che attraversa Roma Sud e il litorale: realtà diverse, autonome, meticce, ma unite dalla scelta dell’autogestione, dalla cura dei territori, dalla costruzione di alternative reali al modello di città che esclude, privatizza, espelle.
Non ci muove soltanto la solidarietà contro una minaccia di sgombero. Ci muove la volontà di affermare un’altra idea di città. E lo diciamo con ancora più forza dopo lo sgombero di ZK: sgomberare ZK ha significato cercare di colpire una comunità che produceva cultura indipendente e solidarietà concreta. Ha significato ribadire una visione di città dove ciò che non genera profitto deve sparire. Ma anche in quel caso hanno scoperto una cosa semplice: si possono chiudere porte, ma non si possono spegnere relazioni. Le pratiche sopravvivono agli edifici. Le idee attraversano le transenne.
⚠️Quando parlano di “riqualificazione” sappiamo cosa intendono: una parola fredda che troppo spesso significa sfratti, cancellazione della memoria, espulsione per fare spazio al profitto. È un copione già visto. Lo hanno scritto contro Leoncavallo, contro Askatasuna, contro ZK; lo hanno minacciato contro Officina 99, contro Spin Time, contro L38. Ogni volta hanno annunciato la fine. Ogni volta hanno trovato comunità radicate, capaci di resistere e di reinventarsi.
Colpire L38 significa colpire un’esperienza che da 35 anni dimostra che l’autogestione non è nostalgia, ma futuro praticato. Significa colpire un cuore che batte nei quartieri popolari, dove troppo spesso lo Stato arriva solo con carte bollate o camionette, ma raramente con diritti e investimenti.
Ma certi cuori non si sfrattano. E certe comunità non si cancellano con un’ordinanza.
Dal mare portiamo il vento e il sale di chi è abituatə a resistere alle mareggiate. Portiamo un abbraccio fraterno e sororale, complice, ribelle. Le nostre realtà sono figlie della stessa necessità politica: organizzarci, autogestirci, prenderci cura, non lasciare nessunə indietro, trasformare la rabbia in progetto.
📆Saremo in strada, alla LOVE street parade di sabato 14, come parte della stessa famiglia resistente che attraversa Roma Sud, per dimostrare che l’AMORE è un’altra cosa!
Perché difendere L38, dopo ZK, non è un gesto difensivo. È un atto offensivo di immaginazione politica.
Ponte dopo ponte, quartiere dopo quartiere, continueremo a intrecciare percorsi, esperienze, lotte.
L38 è un bene comune vivo. E ciò che è vivo si espande, crea, contagia.
Abbiamo troppo da difendere..e ancora di più da conquistare insieme! Ci vediamo DOMANI❣️
“Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro“
Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si dà un ultimatum a L38Squat. Dev’essere piccolo piccolo o molto strisciante per non farsi scorgere dal parapetto e non farsi notare dalle decine di persone che dai palazzi contattano Ater per manutenzioni, infiltrazioni, ascensori bloccati, riscaldamenti assenti, alloggi in fiamme e assegnazioni fantasma senza mai ricevere risposta.
Chiediamo a tuttx un po’ di attenzione perché vogliamo riassumere qualche passaggio, non i nostri 35 anni di occupazione ma almeno 6 anni di abusi e mobilitazioni: nel gennaio 2020 inizia un censimento di chi occupa il V e il VI ponte volto ad assegnare alloggi provvisori per fare spazio ad un progetto di riqualificazione. L38Squat non partecipa al censimento e sceglie di lottare con chi rivendica una casa, comprese le persone considerate “senza titolo” dalla burocrazia assassina.
Nel marzo 2021, grazie ai solleciti del Comitato Occupanti, avvengono le prime assegnazioni provvisorie con 2 anni di scadenza e con l’obbligo di pagare una pena pecuniaria per gli anni di occupazione. Ater dichiara che, una volta ultimato il progetto, vuole riassegnare ad alcune famiglie, mandate a costruirsi un quotidiano altrove, le stesse cubature dei ponti.
Da questo momento in poi, fino al 2024, le assegnazioni provvisorie proseguono a singhiozzo con la spinta autorganizzata del Comitato e i politici commettono alcuni illeciti per pilotare delle assegnazioni. Ater consegna l’inizio del cantiere ad una ditta che compie abusi quotidianamente documentati e nel frattempo gli alloggi vuoti vengono rioccupati da persone senza casa e inizia una lotta per non lasciare nessunx in mezzo a una strada. Le manifestazioni si susseguono nel tempo chiamando in causa chi governa il municipio e chiedendo di farsi garante per chi abita in quartiere.
Nel febbraio 2024 parte lo sgombero di chi è considerata “senza titolo” nel V ponte. Dopo giorni di violenze e minacce da parte degli operai, la polizia militarizza il quartiere e sbatte in strada le donne che resistevano tra le macerie di un cantiere pericolante. Con loro perdono casa i/le figlx e alcuni animali ma subito si aprono le porte del quartiere e del centro sociale per dare loro ospitalità.
Da qui in poi parte la giostra, in un paese in cui è normale buttare le persone in strada e attaccare chi si rifugia in tenda: il giorno dello sgombero del V ponte il quartiere e i/le compagnx scelgono di andare dalla presidente del municipio per ottenere alloggi del comune per le donne lasciate in strada. La presidenza, tutta, si fa negare e schiera la celere davanti agli uffici per evitare il confronto. La giornata prosegue con una scampagnata all’ottavo ponte dove vive un impiegato della Regione, uno che si è venduto il quartiere ai politici come raccatta voti e che, nel frattempo, si è acchiappato dall’Ater un attico unico nel suo genere e si è fatto recintare un parchetto pubblico, detenendone il controllo esclusivo e rendendolo di fatto privato. Si fa notare ai vicini l’incoerenza di chi ha guadagnato per sé promettendo riscatto sociale e si torna a casa per preparare un letto caldo a chi è stata sgomberata in pieno inverno.
Il giorno successivo i giornali titolano di un’aggressione al signor raccatta voti, alla famiglia e di danneggiamenti a casa sua. Fatti ampiamente smentiti da documentazione e lettere che il Comitato Occupanti ha rivolto a vari funzionari.
In questo teatro dell’assurdo si aggiunge il Municipio IX che inventa un clima intimidatorio verso i propri dipendenti attraverso due eventi: una macchina prende fuoco in un parcheggio adiacente agli uffici (macchina che poi è risultata estranea al municipio) e una persona colpisce con una testata il vetro del banco delle informazioni nella sede.
Solo qualche settimana dopo capiamo il perché di queste dichiarazioni shock sui media: grazie a un’accelerazione senza pari parte il cantiere per una nuova sede del municipio, fuori dal Laurentino, nel neonato quartiere accanto al centro commerciale Maximo.
In questo contesto frizzante la ditta appaltatrice del cantiere del V ponte viene trovata, da noi abitanti, a vendersi tonnellate di ferro sottobanco e nell’abbandono totale dei lavori un giorno prende fuoco l’intero cantiere e le fiamme avvolgono il ponte dove sono presenti diverse bombole del gas.
Nel 2025, mentre una nuova ditta diventa referente del cantiere al V ponte, il Municipio decide di placare gli animi in quartiere organizzando un incontro fuffa con Ater: una mattinata di confronto sui problemi del quartiere si trasforma in 25 minuti per raccogliere su dei moduli “nome, cognome e problema” di ogni abitante mentre la dirigenza Ater si dice impossibilitata ad affrontare tutto perché il predecessore era stato arrestato e i guai erano i suoi. Da qui ad oggi partirà una campagna di manutenzione del verde pubblico largamente promossa sui gruppi Facebook di quartiere e nulla più.
Perché riassumiamo questi passaggi? Potreste benissimo pensare “vabbé v’hanno fatto il cappottone, ciao” Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro. Nel 2023, dopo 32 anni di occupazione, Ater ha denunciato L38Squat. Tre decenni dove ci siamo presx cura dell’intero VI ponte, non solo degli spazi che autogestiamo, tre decenni dove abbiamo aiutato chiunque a fare lavori di manutenzione. Dopo tutto questo tempo Ater si sente padrone di tutto e vuole usare le case autocostruite e lo spazio sociale per le tasche di funzionari e ditte, permettendo ai politici di vantarsi di un esaltato restyling del quartiere che non è altro che l’espulsione coatta di una parte della popolazione.
Gli operai Ater hanno già distrutto e abbandonato tra le macerie diverse abitazioni e il sesto ponte è diventato un colabrodo per merito loro. Ater deve occuparsi dei propri danni e tenere le mani lontane dallo spazio occupato dal centro sociale.
Il 14 febbraio saremo in strada perché abbiamo troppo da difendere. L38Squat non si sgombera. Il sesto ponte è del quartiere.
La stessa mattina dello sgombero di ZK Squat, il 29 gennaio, è stato dato un mese di tempo alle compagne e ai compagni del Sesto Ponte del Laurentino 38 per abbandonare un’occupazione abitativa e sociale che resiste da 35 anni, in una delle periferie popolari di Roma.
Entrambi questi spazi appartengono alla nostra storia attraverso una complicità che dura sin dalla nascita, quasi due decadi fa, del Nodo Solidale. I centri sociali, gli squat, le occupazioni abitative e sociali sono il territorio naturale della solidarietà popolare e internazionalista, in questi ambiti il Nodo Solidale ha realizzato, insieme a centinaia di compagn* negli anni, cene sociali, dibattiti, mostre, concerti, riunioni e manifestazioni, divenendo cuore pulsante, militante, collettivo della metropoli.
L’attacco a ZK e la volontà di sgombero di L38 Squat, due realtà del quadrante Roma Sud/Ostia, si inseriscono nel tentativo da parte dello Stato di mettere fine all’esperienza di un intero movimento che ha dimostrato anche quest’anno durante la grande mobilitazione per la Palestina di essere l’unico antidoto alla svolta autoritaria in atto in Italia e non solo. Vogliono sottrarre gli spazi fisici di questa forza.
Prima il Leonkavallo a Milano, poi Askatasuna a Torino e le minacce a Officina 99 a Napoli e qui a Roma a Spin Time. Vogliono sgomberare la storia, vogliono reprimere il presente.
Da entrambe le sponde dell’oceano in cui è attivo il nostro collettivo inviamo un abbraccio solidale e ribelle alle sorelle e ai fratelli da sempre nostri complici e invitiamo a partecipare a tutti i passaggi di mobilitazione per difendere gli spazi sociali. Uno per uno, metro per metro.