SUSANNA OGGI HA UNA CASA – SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI

SUSANNA OGGI HA UNA CASA
SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI

Era la sera del 12 gennaio quando abbiamo visto le fiamme divampare da una casa accanto a L38Squat.
Era un lunedì di una solita assemblea di gestione – una di quelle serate in cui ti stringi intorno a un tavolo con le stufe vicine vicine e con la giacca addosso sopporti il freddo per organizzare collettivamente l’occupazione – quando ci siamo precipitatx dalle scale unendoci in strada al vicinato del sesto ponte.
Le conseguenze di quel fuoco sono state pesantissime e non è oggi il giorno per ricordarle.

Perché allora parliamo di noi? Perché oggi tremano le mani scrivendo queste parole?
Perché dalla sera dell’incendio non abbiamo mai smesso di lottare insieme a Susanna.
Abbiamo puntato i piedi negli uffici dei politici troppo abituati al silenzio della rassegnazione, abbiamo spinto sotto alle porte di Ater con abitanti di altri quartieri, abbiamo abbattuto i muri di gomma della burocrazia assassina, abbiamo iniziato con una colletta di quartiere e siamo finiti ad avere il sostegno di compagni e compagne che da tutto il paese hanno capito e supportato questa lotta, abbiamo approfittato della presenza di personaggi pubblici al Laurentino 38 per dare visibilità al grido “UNA CASA PER SUSANNA SUBITO”.

Questo stesso grido ha tuonato in quartiere mentre centinaia di guardie facevano incursione per sgomberare L38Squat. Mentre tutto sembrava sbriciolarsi a colpi di mazzetta sotto ai piedi di chi resisteva sul tetto dello squat, sapere che il vicinato da ore non mollava e ci sosteneva dalle finestre, vedere lì davanti ai nostri occhi la casa carbonizzata, capire che le guardie non potevano portarci via perché chiunque avrebbe visto la nostra vita in pericolo, ha fatto aprire lo squarcio e imporre una condizione per scendere dal tetto dopo ore di resistenza:
UNA CASA PER SUSANNA SUBITO.

ORA QUESTA CASA C’È.
Per questo tremiamo oggi, perché la nuova casa di Susanna per noi significa che niente è finito con lo sgombero e che la lotta è una possibilità di vita.

Non è stato facile resistere insieme, accordare la voglia di fargliela pagare a chi ti sta sgomberando e lasciare aperto uno spiraglio per ottenere una vittoria.
Non è stato facile in una città che non è capace di resistere insieme contro gli sgomberi, che coltiva egemonia e potere mentre c’è solo da fare piazza pulita di padri padroni del movimento.

Oggi Susanna ha preso casa, oggi tutto il Laurentino 38 può prendere forza per continuare a lottare, oggi i compagni e le compagne sono felici.

L38squatters

Il giorno dopo è un giorno ancora senza case per tutte e tutti

Il giorno dopo è un giorno ancora senza case per tutte e tutti

Mentre la popolazione del quartiere è impegnata a sostenere materialmente e umanamente chi da ieri è senza casa e a cercare di capire come andare avanti nelle battaglie per ottenere un tetto per tutte, arrivano le dichiarazioni dei partiti politici che governano il quartiere.

Non si tratta di mani tese, di tristezza per l’accaduto,  di sgomento per l’epilogo. Si tratta di dichiarazioni che RomaToday ha richiesto per “condannare in maniera unanime” ciò che Alberto Voci ha scelto di inventare.

Il quotidiano online parla di un’aggressione ai danni del signor Voci e di tutta la famiglia, grida nel suo condominio con portone danneggiato,  da attribuire a chi ieri manifestava davanti al municipio,  ovvero a noi di L38Squat e di tutte le persone sopraggiunte dal resto della città.

Tutto il quartiere è cosciente che l’VIII ponte è un caso particolare di cura del territorio: illuminazioni, parchetto giochi, pulizia costante e una casa che svetta perché ha due piani con un attico – ricavato da spazi condominiali venduti da Ater – eternamente illuminato. Un caso unico al Laurentino 38.

Ogni volta che nel quartiere arrivano architetti, documentaristi, reporter e ricercatori che vogliono raccontare il quartiere, passeggiamo dal I all’VIII ponte e chiunque resta a bocca aperta dal contrasto di immagini tra l’abbandono e qualcosa che si può chiamare condominio funzionante e abitabile.

Abbiamo sempre rivendicato apertamente ciò che pensiamo e ciò che facciamo e, per il bene della collettività che ama il quartiere, vogliamo essere ulteriormente chiari questa volta:

– Sì,  Alberto Voci ha chiuso le porte in faccia a chi abita in quartiere e chiedeva collaborazione “da parte di uno di noi” per evitare che qualcuno finisse per strada a causa del progetto di rigenerazione,  riqualificazione o come preferiscono chiamarla. Sì, più volte ha annunciato informalmente lo sgombero del nostro spazio occupato. Sì, crediamo che sia ingiusto favorire qualcuno e ignorare altri. Sì, sappiamo che la politica è così e per questo ne restiamo alla larga.

– Ieri sera, dopo le porte chiuse da parte del municipio,  tante persone hanno passeggiato in quartiere, sono arrivate all’VIII ponte e hanno visto con i propri occhi quello che si racconta da tempo. Tra risate e scherzi nessuna famiglia è stata insultata, né aggredita, si è detto ai vicini di casa che ridevano in finestra che erano state buttate in strada delle persone del V ponte e che le responsabilità politiche erano anche di chi abitava lì, col bel terrazzo illuminato, ovvero di chi spinge per il progetto di sgombero dagli uffici della regione pur essendo una persona del quartiere, uno che stava nelle assemblee e che si è sistemato facendo politica.

Nessun portone è stato rotto e nessuna incursione o minaccia è stata fatta nel condominio,  abitato da persone che ridevano e simpatizzavano. Purtroppo per chi inventa cazzate c’è anche un video col portone lindo e pinto, registrato il minuto dopo la pubblicazione dell’articolo di RomaToday.

– Il quartiere è pieno di persone che si attivano e ragionano con la propria testa.

Pur non conoscendo le ragioni apprezziamo che, il giorno dopo uno sgombero che ha lasciato le persone in strada, sia stato annullato un evento che vedeva la partecipazione della presidente municipale e che per un giorno chi governa il quartiere non può dar fiato alla bocca e farsi i selfie.

– Le menzogne che abbiamo letto oggi e la retata di ieri nel nostro cortile sono la ciliegina sulla torta, il clima perfetto che vuole portare al nostro sgombero e a dimenticare chi da ieri vive senza un tetto.

Dallo sgombero di ieri mattina c’è un impegno serio di cui farsi carico e vi chiediamo di esserci: non dobbiamo lasciare sole le donne buttate in strada.

Sappiamo che i problemi della vita ci fanno sentire molto spesso sole, con poche energie da mettere in campo e tanta sfiducia ma nel nostro piccolo ci stiamo provando a vivere meglio insieme e a respingere i soprusi.

Giorno per giorno faremo un quartiere migliore, la solidarietà c’è, siamo già a un buon punto.