Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx, non per lo stigma che ogni volta viene attribuito a chi vive nelle periferie, ma per la fantasia e il cuore che mettiamo nella solidarietà.
Abbiamo organizzato un pomeriggio di musica in strada partendo con zero soldi ma è stata la forza delle relazioni la nostra vera possibilità.
Dal quartiere e da tante città lo sforzo è stato comune: non la “nostra” street parade ma un momento dove mettere al centro la vita e la bellezza della lotta.
Sappiamo che quando si è in tantx non tutto fila liscio ma è stato importante che tante persone venissero in quartiere per sapere cosa sta accadendo e mettere il Laurentino 38 in relazione con il resto della città.
Anche se suona strano quando si è parte della stessa cosa, ringraziamo chiunque abbia portato il suo contributo, dalla musica alla creatività, dal senso di responsabilità alle idee pazze.
Ringraziamo chi è scesa dai palazzi e ha portato un sorriso, balletti spettacolari e travestimenti assurdi.
Ringraziamo i collettivi di lotta, i/le compagnx che da 35 anni camminano al nostro fianco.
Ringraziamo i giornalisti di Fuori dal coro perché è sempre bello vederli andare via dal quartiere.
Ringraziamo le guardie che hanno bloccato ogni strada creando apposta il traffico per generare malcontento ma gli unici a non essere felici erano loro: ci sta, nessunx vuole essere amicx delle guardie.
In un periodo in cui siamo concentratx su quanto accade nel nostro quartiere e sulla dichiarazione di sgombero che ci ha recapitato Ater, non possiamo che rivolgere la stessa attenzione nei confronti di chi resiste in altri contesti a pochi chilometri da noi.
Che sia la lotta di chi abita a Bagnoli contro l’opera di devastazione che subordina la vita a un evento per ricchi come l’America’s Cup o un progetto di riqualificazione come pretesto per fare il deserto in una città come L’Aquila, sappiamo di resistere agli stessi attacchi.
Nelle ultime settimane CaseMatte ha lanciato un appello alla solidarietà che riportiamo qui sotto. Parlare di riqualificazione a L’Aquila è già un paradosso, essendo una città in cui la ricostruzione post terremoto, protratta per decenni, è stata l’occasione per costruire una città vetrina ultra sorvegliata.
C’è un filo che lega L38Squat a L’Aquila ed è fatto di incontri come l’hackmeeting e di tante battaglie: dalla solidarietà alla popolazione colpita dal terremoto e sottoposta al controllo militare nelle tendopoli a quella nei confronti di chi è sopravvissuta a uno stupro di militari dell’operazione “Strade Sicure” ed ha affrontato un processo agghiacciante, dove si è trovata accusata invece che difesa. Dalle lotte contro il 41 bis, al fianco della prigioniera rivoluzionaria Nadia Lioce, a quelle per chiudere un’ex sezione del regime 41 bis, diventata luogo di isolamento per le prigioniere anarchiche. Dai processi contro le compagne femministe accusate di diffamazione dall’avvocato Valentini, difensore del militare stupratore Tuccia, a quelli contro i militanti palestinesi.
L’attacco contro CaseMatte è volto ad annientare ogni possibilità di confronto e di lotta nel territorio aquilano. Invitiamo tuttx a scegliere la propria modalità di sostegno a questa realtà sociale.
In questa pagina stiamo raccogliendo i comunicati di solidarietà contro lo sgombero di L38Squat che stanno arrivando da altri gruppi, spazi ed individualità.
Campetto Occupato
Il giorno dello sgombero dello ZK ad Ostia, mentre compagne e compagni accorrevano a portare solidarietà, sul portone di un altro spazio nostro fratello, L38SQUAT, veniva affisso un foglio che entro un mese sarebbe avvenuto lo sgombero. Un attacco costante e infame agli spazi occupati e autogestiti a cui solo la solidarietà e la resistenza può dare risposte. Siamo con voi compagne e compagni. Come sempre!
Quarticciolo Ribelle
Nodo Solidale
La stessa mattina dello sgombero di ZK Squat, il 29 gennaio, è stato dato un mese di tempo alle compagne e ai compagni del Sesto Ponte del Laurentino 38 per abbandonare un’occupazione abitativa e sociale che resiste da 35 anni, in una delle periferie popolari di Roma.
Entrambi questi spazi appartengono alla nostra storia attraverso una complicità che dura sin dalla nascita, quasi due decadi fa, del Nodo Solidale. I centri sociali, gli squat, le occupazioni abitative e sociali sono il territorio naturale della solidarietà popolare e internazionalista, in questi ambiti il Nodo Solidale ha realizzato, insieme a centinaia di compagn* negli anni, cene sociali, dibattiti, mostre, concerti, riunioni e manifestazioni, divenendo cuore pulsante, militante, collettivo della metropoli.
L’attacco a ZK e la volontà di sgombero di L38 Squat, due realtà del quadrante Roma Sud/Ostia, si inseriscono nel tentativo da parte dello Stato di mettere fine all’esperienza di un intero movimento che ha dimostrato anche quest’anno durante la grande mobilitazione per la Palestina di essere l’unico antidoto alla svolta autoritaria in atto in Italia e non solo. Vogliono sottrarre gli spazi fisici di questa forza.
Prima il Leonkavallo a Milano, poi Askatasuna a Torino e le minacce a Officina 99 a Napoli e qui a Roma a Spin Time. Vogliono sgomberare la storia, vogliono reprimere il presente.
Da entrambe le sponde dell’oceano in cui è attivo il nostro collettivo inviamo un abbraccio solidale e ribelle alle sorelle e ai fratelli da sempre nostri complici e invitiamo a partecipare a tutti i passaggi di mobilitazione per difendere gli spazi sociali. Uno per uno, metro per metro.
14 febbraio 2026 – Love L38 Parade – Perché l’amore è un’altra cosa
Il 14 febbraio siamo in strada, accanto a L38Squat Sesto Ponte – Laurentino 38 perché l’amore è un’altra cosa e le persone che abitano e attraversano lo squat lo sanno bene. Perché durante questi 35 anni di occupazione sono state costruite relazioni e percorsi che hanno messo al centro l’amore e il benessere di tutt. Perché, come rete campagne in lotta, in questo spazio abbiamo incontrato persone alleate e tante forme di convivenza e resistenza. Perché come persone non italiane e non ricche nel L38Squat abbiamo trovato uno dei pochi spazi dove siamo state accolte davvero, senza pregiudizi e razzismi, per organizzare in autonomia le nostre lotte. Perché sappiamo bene che la solidarietà tra chi è sfruttat e vive ai margini può davvero cambiare i rapporti di forza.
Ci vediamo il 14 febbraio, contro sgomberi ricchi e politici!
Daje L38Squat e grazie per insegnarci ogni giorno che l’amore è un’altra cosa!
Ci sono luoghi che non sono solo muri. Sono respiri collettivi, architetture di relazioni, officine di comunità.
Dal mare di Fiumicino ai ponti del Sesto Ponte – Laurentino 38, dal Bilancione a L38, ci unisce un’idea semplice e radicale: le periferie non sono margini da amministrare, sono centri di possibilità.
Il Laurentino 38 in questi anni ha dimostrato che uno spazio sociale non è solo un luogo da difendere, ma un laboratorio politico permanente: L38 è mutualismo quotidiano, è organizzazione popolare, è cultura che nasce dal basso, è vicinato che diventa comunità. È la prova concreta che quando le persone si mettono insieme possono trasformare l’abbandono in presenza, la solitudine in rete, il bisogno in forza collettiva.
Noi del Collettivo No Porto_Bilancione occupato riconosciamo in questa esperienza la stessa costellazione di pratiche che attraversa Roma Sud e il litorale: realtà diverse, autonome, meticce, ma unite dalla scelta dell’autogestione, dalla cura dei territori, dalla costruzione di alternative reali al modello di città che esclude, privatizza, espelle.
Non ci muove soltanto la solidarietà contro una minaccia di sgombero. Ci muove la volontà di affermare un’altra idea di città. E lo diciamo con ancora più forza dopo lo sgombero di ZK: sgomberare ZK ha significato cercare di colpire una comunità che produceva cultura indipendente e solidarietà concreta. Ha significato ribadire una visione di città dove ciò che non genera profitto deve sparire. Ma anche in quel caso hanno scoperto una cosa semplice: si possono chiudere porte, ma non si possono spegnere relazioni. Le pratiche sopravvivono agli edifici. Le idee attraversano le transenne.
⚠️Quando parlano di “riqualificazione” sappiamo cosa intendono: una parola fredda che troppo spesso significa sfratti, cancellazione della memoria, espulsione per fare spazio al profitto. È un copione già visto. Lo hanno scritto contro Leoncavallo, contro Askatasuna, contro ZK; lo hanno minacciato contro Officina 99, contro Spin Time, contro L38. Ogni volta hanno annunciato la fine. Ogni volta hanno trovato comunità radicate, capaci di resistere e di reinventarsi.
Colpire L38 significa colpire un’esperienza che da 35 anni dimostra che l’autogestione non è nostalgia, ma futuro praticato. Significa colpire un cuore che batte nei quartieri popolari, dove troppo spesso lo Stato arriva solo con carte bollate o camionette, ma raramente con diritti e investimenti.
Ma certi cuori non si sfrattano. E certe comunità non si cancellano con un’ordinanza.
Dal mare portiamo il vento e il sale di chi è abituatə a resistere alle mareggiate. Portiamo un abbraccio fraterno e sororale, complice, ribelle. Le nostre realtà sono figlie della stessa necessità politica: organizzarci, autogestirci, prenderci cura, non lasciare nessunə indietro, trasformare la rabbia in progetto.
📆Saremo in strada, alla LOVE street parade di sabato 14, come parte della stessa famiglia resistente che attraversa Roma Sud, per dimostrare che l’AMORE è un’altra cosa!
Perché difendere L38, dopo ZK, non è un gesto difensivo. È un atto offensivo di immaginazione politica.
Ponte dopo ponte, quartiere dopo quartiere, continueremo a intrecciare percorsi, esperienze, lotte.
L38 è un bene comune vivo. E ciò che è vivo si espande, crea, contagia.
Abbiamo troppo da difendere..e ancora di più da conquistare insieme! Ci vediamo DOMANI❣️
“Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro“
Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si dà un ultimatum a L38Squat. Dev’essere piccolo piccolo o molto strisciante per non farsi scorgere dal parapetto e non farsi notare dalle decine di persone che dai palazzi contattano Ater per manutenzioni, infiltrazioni, ascensori bloccati, riscaldamenti assenti, alloggi in fiamme e assegnazioni fantasma senza mai ricevere risposta.
Chiediamo a tuttx un po’ di attenzione perché vogliamo riassumere qualche passaggio, non i nostri 35 anni di occupazione ma almeno 6 anni di abusi e mobilitazioni: nel gennaio 2020 inizia un censimento di chi occupa il V e il VI ponte volto ad assegnare alloggi provvisori per fare spazio ad un progetto di riqualificazione. L38Squat non partecipa al censimento e sceglie di lottare con chi rivendica una casa, comprese le persone considerate “senza titolo” dalla burocrazia assassina.
Nel marzo 2021, grazie ai solleciti del Comitato Occupanti, avvengono le prime assegnazioni provvisorie con 2 anni di scadenza e con l’obbligo di pagare una pena pecuniaria per gli anni di occupazione. Ater dichiara che, una volta ultimato il progetto, vuole riassegnare ad alcune famiglie, mandate a costruirsi un quotidiano altrove, le stesse cubature dei ponti.
Da questo momento in poi, fino al 2024, le assegnazioni provvisorie proseguono a singhiozzo con la spinta autorganizzata del Comitato e i politici commettono alcuni illeciti per pilotare delle assegnazioni. Ater consegna l’inizio del cantiere ad una ditta che compie abusi quotidianamente documentati e nel frattempo gli alloggi vuoti vengono rioccupati da persone senza casa e inizia una lotta per non lasciare nessunx in mezzo a una strada. Le manifestazioni si susseguono nel tempo chiamando in causa chi governa il municipio e chiedendo di farsi garante per chi abita in quartiere.
Nel febbraio 2024 parte lo sgombero di chi è considerata “senza titolo” nel V ponte. Dopo giorni di violenze e minacce da parte degli operai, la polizia militarizza il quartiere e sbatte in strada le donne che resistevano tra le macerie di un cantiere pericolante. Con loro perdono casa i/le figlx e alcuni animali ma subito si aprono le porte del quartiere e del centro sociale per dare loro ospitalità.
Da qui in poi parte la giostra, in un paese in cui è normale buttare le persone in strada e attaccare chi si rifugia in tenda: il giorno dello sgombero del V ponte il quartiere e i/le compagnx scelgono di andare dalla presidente del municipio per ottenere alloggi del comune per le donne lasciate in strada. La presidenza, tutta, si fa negare e schiera la celere davanti agli uffici per evitare il confronto. La giornata prosegue con una scampagnata all’ottavo ponte dove vive un impiegato della Regione, uno che si è venduto il quartiere ai politici come raccatta voti e che, nel frattempo, si è acchiappato dall’Ater un attico unico nel suo genere e si è fatto recintare un parchetto pubblico, detenendone il controllo esclusivo e rendendolo di fatto privato. Si fa notare ai vicini l’incoerenza di chi ha guadagnato per sé promettendo riscatto sociale e si torna a casa per preparare un letto caldo a chi è stata sgomberata in pieno inverno.
Il giorno successivo i giornali titolano di un’aggressione al signor raccatta voti, alla famiglia e di danneggiamenti a casa sua. Fatti ampiamente smentiti da documentazione e lettere che il Comitato Occupanti ha rivolto a vari funzionari.
In questo teatro dell’assurdo si aggiunge il Municipio IX che inventa un clima intimidatorio verso i propri dipendenti attraverso due eventi: una macchina prende fuoco in un parcheggio adiacente agli uffici (macchina che poi è risultata estranea al municipio) e una persona colpisce con una testata il vetro del banco delle informazioni nella sede.
Solo qualche settimana dopo capiamo il perché di queste dichiarazioni shock sui media: grazie a un’accelerazione senza pari parte il cantiere per una nuova sede del municipio, fuori dal Laurentino, nel neonato quartiere accanto al centro commerciale Maximo.
In questo contesto frizzante la ditta appaltatrice del cantiere del V ponte viene trovata, da noi abitanti, a vendersi tonnellate di ferro sottobanco e nell’abbandono totale dei lavori un giorno prende fuoco l’intero cantiere e le fiamme avvolgono il ponte dove sono presenti diverse bombole del gas.
Nel 2025, mentre una nuova ditta diventa referente del cantiere al V ponte, il Municipio decide di placare gli animi in quartiere organizzando un incontro fuffa con Ater: una mattinata di confronto sui problemi del quartiere si trasforma in 25 minuti per raccogliere su dei moduli “nome, cognome e problema” di ogni abitante mentre la dirigenza Ater si dice impossibilitata ad affrontare tutto perché il predecessore era stato arrestato e i guai erano i suoi. Da qui ad oggi partirà una campagna di manutenzione del verde pubblico largamente promossa sui gruppi Facebook di quartiere e nulla più.
Perché riassumiamo questi passaggi? Potreste benissimo pensare “vabbé v’hanno fatto il cappottone, ciao” Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro. Nel 2023, dopo 32 anni di occupazione, Ater ha denunciato L38Squat. Tre decenni dove ci siamo presx cura dell’intero VI ponte, non solo degli spazi che autogestiamo, tre decenni dove abbiamo aiutato chiunque a fare lavori di manutenzione. Dopo tutto questo tempo Ater si sente padrone di tutto e vuole usare le case autocostruite e lo spazio sociale per le tasche di funzionari e ditte, permettendo ai politici di vantarsi di un esaltato restyling del quartiere che non è altro che l’espulsione coatta di una parte della popolazione.
Gli operai Ater hanno già distrutto e abbandonato tra le macerie diverse abitazioni e il sesto ponte è diventato un colabrodo per merito loro. Ater deve occuparsi dei propri danni e tenere le mani lontane dallo spazio occupato dal centro sociale.
Il 14 febbraio saremo in strada perché abbiamo troppo da difendere. L38Squat non si sgombera. Il sesto ponte è del quartiere.
La stessa mattina dello sgombero di ZK Squat, il 29 gennaio, è stato dato un mese di tempo alle compagne e ai compagni del Sesto Ponte del Laurentino 38 per abbandonare un’occupazione abitativa e sociale che resiste da 35 anni, in una delle periferie popolari di Roma.
Entrambi questi spazi appartengono alla nostra storia attraverso una complicità che dura sin dalla nascita, quasi due decadi fa, del Nodo Solidale. I centri sociali, gli squat, le occupazioni abitative e sociali sono il territorio naturale della solidarietà popolare e internazionalista, in questi ambiti il Nodo Solidale ha realizzato, insieme a centinaia di compagn* negli anni, cene sociali, dibattiti, mostre, concerti, riunioni e manifestazioni, divenendo cuore pulsante, militante, collettivo della metropoli.
L’attacco a ZK e la volontà di sgombero di L38 Squat, due realtà del quadrante Roma Sud/Ostia, si inseriscono nel tentativo da parte dello Stato di mettere fine all’esperienza di un intero movimento che ha dimostrato anche quest’anno durante la grande mobilitazione per la Palestina di essere l’unico antidoto alla svolta autoritaria in atto in Italia e non solo. Vogliono sottrarre gli spazi fisici di questa forza.
Prima il Leonkavallo a Milano, poi Askatasuna a Torino e le minacce a Officina 99 a Napoli e qui a Roma a Spin Time. Vogliono sgomberare la storia, vogliono reprimere il presente.
Da entrambe le sponde dell’oceano in cui è attivo il nostro collettivo inviamo un abbraccio solidale e ribelle alle sorelle e ai fratelli da sempre nostri complici e invitiamo a partecipare a tutti i passaggi di mobilitazione per difendere gli spazi sociali. Uno per uno, metro per metro.
Pubblichiamo una lettera scritta da abitanti del quartiere Laurentino 38 in supporto a L38Squat:
Qui tra le fiamme si muore.
Le nostre periferie sono sotto attacco. Il centro sociale e ciò che rappresenta è sotto attacco! Non con bombe o spari di fucile ma con una silenziosa violenza che fa più danni di un arma vera.
Ci vogliono sfiniti, imbarazzati delle condizioni in cui ci fanno vivere e colpevoli. Si! Colpevoli di non riuscire a sostenere il loro regime imposto, e se c’è qualcuno che prova a dare un aiuto concreto e lo fa dignitosamente al posto loro, va perseguitato più degli altri.
Ci vogliono isolati, sospettosi dell’altro e deboli, per poterci controllare. Così i luoghi di incontro, le nostre piazzette, i nostri muretti e i nostri vicini, diventano nemici da combattere, spazi da sgomberare, persone da silenziare, comunità da perseguitare.
In questi palazzi e in queste periferie si muore più di quanto viene raccontato; di colpo o piano piano, di freddo ed emarginazione o tra le fiamme generate da cortocircuiti ed incuria.
Siamo soli e costruiamo il nostro quotidiano aiutandoci nelle piccole cose, scambiandoci quel poco che abbiamo o semplicemente dandoci un abbraccio. Lo squat è casa nostra! Sono i vicini a cui andiamo a bussare quando nessuno ci apre la porta.
L38 squat resta anche quando le luci degli uffici si spengono e chi vi lavora dentro e viene pagato per ascoltarci, vuole solo sbrigarsi a staccare dal turno per tornare nel proprio orticello. Quando lo squat verrà sostituito dall’ennesimo cantiere che resterà incompiuto, tutti avremo perso e la solitudine farà più paura della violenza.
Succede che la mattina ti svegli con le guardie addosso che vogliono sgomberare una casa collettiva e uno spazio dove hai vissuto più di vent’anni di incontri, conflitti, gioie, pianti, amori e amicizie. Succede che la mattina ti svegli e corri sulla Colombo perché la possibilità di vivere e sognare è sotto attacco.
Succede che quella stessa mattina gli infami festeggiano la loro infamia e, mentre stai portando solidarietà ax compagnx di Ostia, arrivano al cancello di L38Squat e attaccano un foglio di merda in cui annunciano 1 mese di tempo prima di procedere con lo sgombero coatto del sesto ponte.
Ma di coattx qua ce stamo noi e dunque: signori di Ater, proprio voi piazzati là dai fascisti di fratelli d’italia, dal partito delle guardie, dei ricchi e della guerra. Grandissimi pezzi di merda che avete il coraggio di presentarvi in un quartiere che state devastando, in cui condannate le persone a rischiare la vita negli incendi e tra le macerie degli alloggi senza servizi né manutenzione oggi vi auguriamo tutto il male del mondo. Davvero crediamo che la dovete pagare tutta questa cattiveria, tutta questa infamia.
Chiudiamo qui, dando massima solidarietà e disponibilità a chi occupava ZK. Occupiamo ancora, facciamo piangere i ricchi e i politici. Ancora e ancora.
L38Squat – sesto ponte occupato – per una vita libera insieme. Non un “locale ater” ma una casa collettiva e un centro sociale costruito con i nostri sogni migliori e la passione più ardente.
A San Valentino vogliamo portare una festa per le strade del Laurentino 38. Una festa per chi desidera, una festa per chi resiste, una festa per chi prova a realizzare i sogni più assurdi, una festa di chi ha bisogno di solidarietà per trovare la forza.
Una Love L38 Parade con tutto l’amore per chi non può stare in strada con noi perché privat3 della libertà o perché impegnat3 a lottare altrove.
La costruzione di questa street parade parte da un’idea: “l’amore è un’altra cosa!”. Ma perché parlare di amore all’interno di un percorso di lotta per la casa? Perché nominarlo per le strade della periferia romana, e cosa ha a che fare con lo sgombero del sesto ponte occupato?
Fare una love parade il giorno di San Valentino, il giorno in cui L38Squat compie 35 anni di occupazione ed autogestione, è emerso come bisogno di tuttx. Scegliere di partire da sé, dalle nostre relazioni e da quello che ci succede attorno, si fa proposta concreta da portare avanti per le strade della città: perché non stiamo parlando solo dello sgombero di un centro sociale ma dell’attacco a un modo di stare insieme e di pensare, alla volontà di vivere i nostri sogni e la libertà dei nostri corpi.
Abbiamo scelto di stare in strada perché pensiamo che valga la pena portare fuori dalle nostre quattro mura quello che ci lega e quello che facciamo: un tentativo di vita comune che prova a ragionare fuori da un’idea delle relazioni e da modelli di genere imposti che non hanno altra funzione se non quella di opprimere e controllare i corpi, e alcuni in patricolare. Un tentativo che non ci mette al riparo da contraddizioni ed errori ma che ci dà la possibilità di guardare alle dinamiche di potere e ad affrontarle collettivamente.
Pensiamo sia importante che le esperienze di lotta intorno a noi scelgano di essere presenti in questa giornata, regalando a noi stessə e al quartiere un momento di socialità e passione. Apriamo le porte di una parte di Roma che sembra grigia, cupa e pericolosa e vogliamo riscattarci dallo stigma parlando noi dei quartieri che abitiamo e delle relazioni che vogliamo. Che cos’è il giorno di San Valentino lo decidiamo noi, che cos’è l’amore siamo prontə a sovvertirlo, specie se è in nome di quell’amore – fatto di possesso e dominio – che le vite di donne, frocie, puttane e persone povere sono costantemente in pericolo.
La violenza patriarcale che viviamo sulla nostra pelle, a lavoro, a casa, a scuola abita purtroppo anche gli spazi sociali e di lotta. Per costruire la love l38 parade del 14 febbraio abbiamo scelto di riunirci in un’assemblea trasfemminista separata e in un’assemblea mista, proponendo alle nostre collettività che l’assemblea separata fosse lo spazio di immaginazione ed autorganizzazione dei 2 carri che comporranno la manifestazione. Abbiamo chiesto ai nostri compagni di essere alleati e di rinunciare ai ruoli di potere che conosciamo nei nostri contesti.
Questo tentativo proviene da diverse riflessioni. Per primo crediamo che il trasfemminismo non sia una nota di colore ma uno sforzo irrinunciabile nelle nostre vite, una lente con cui guardiamo ogni forma di dominio e sopraffazione scegliendo di confliggere. Usando l’autocritica come metodo di analisi interna, abbiamo considerato due episodi recenti per provare a cambiare le cose: il primo, più vicino, riguarda la violenza che si è scatenata contro le compagnx che hanno organizzato una serata tekno separata benefit per la Palestina in un centro sociale di Roma, il secondo invece riguarda la prima street parade organizzata al Laurentino 38, dove il carro trasfemminista separato è stato continuamente osteggiato da persone presenti al corteo, tanto da costringerci a spiegare minuto per minuto le nostre ragioni, traendo la conclusione che i contenuti non erano stati presi in carico da tutti.
Ci fanno schifo tutti i padroni figuriamoci quelli della tekno.
Guardando ancora alla prima street parade di quartiere avvenuta nell’ottobre 2023 al Laurentino 38, eravamo agli albori dell’applicazione del decreto Caivano nei quartieri popolari e dell’ennesimo massacro sulla popolazione palestinese. Da una parte la scelta di militarizzare le periferie descrivendole come i soli luoghi dove si scatena la violenza sulle donne e stringendo le maglie della repressione sempre più intorno alle persone giovani, dall’altra la scelta di annientare una popolazione intera, ricoprendola con un tappeto di bombe e macerie, parlando di liberazione e di diritti.
Quanto accaduto in questi due anni in una società educata alla guerra, alla conquista e al razzismo non può che essere il terreno per maggiori violenze, dove le donne e le persone trans e queer che non hanno disponibilità economica avranno sempre meno possibilità di costruirsi una vita desiderabile in autonomia; dove l’unica forma di relazione accettata e auspicata è quella della coppia borghese e tutte le altre forme di intimità, affettività, vita comune vengono cancellate, dallo stato e dalla speculazione che accompagna l’espulsione di massa dai quartieri popolari.
A San Valentino, quest’anno, vogliamo divertirci e soprattutto ascoltarci. Sarà Carnevale e saremo tuttə in maschera. Saremo mostruos3 e saremo bell3 perchè riconosciamo il sabotaggio dei ruoli di genere come pratica di lotta: alle logiche di odio e sopraffazione contrattacchiamo con delle modalità di amore e di cura.
Cura non intesa come sacrificio, come ci è stato insegnato, ma per come lo viviamo con le nostre sorelle: abbiamo imparato a scindere il ruolo che ci hanno affibiato dal desiderio di amore, il bisogno indotto dalla scelta concreta, per portare avanti pratiche di lotta senza sfruttamento.
Sarà uno spazio, seppur temporaneo, dove liberarsi da una società controllata dal carcere e dalla psichiatria come soluzione alla violenza patriarcale, ai conflitti, all’uso e alla dipendenza dalle sostanze. Sì, ci vuole un grande sforzo. Sì, la lotta è una possibilità di vita.
Perché ci vogliono isolat3 ma crediamo negli spazi collettivi come palestre trasformative.
Tuttx in strada il 14 febbraio, appuntamento alle ore 16 sotto al sesto ponte occupato [via Ignazio Silone all’altezza di via Domenico Giuliotti]
Libertà per la Palestina Libertà per il Rojava Tutt* liber*
14 febbraio 2026 Tuttx in strada al Laurentino 38 per la Love L38 Parade
A chi vive in quartiere A chi incontriamo al nostro fianco nelle lotte
L38Squat – sesto ponte occupato – a metà febbraio compie 35 anni di occupazione e come tanti spazi di resistenza è sotto sgombero. Siamo tra le persone dei quartieri popolari a cui ATER sta rendendo la vita un inferno e vogliamo che la solidarietà di cui godiamo come compagnx sia la stessa che possano ricevere le persone in difficoltà intorno a noi.
Sono diversi anni che parliamo del progetto di speculazione che sta danneggiando il quartiere e costringendo le persone ad essere sfrattate ed espulse da una città che non si possono permettere. Mentre lo sgombero del centro sociale e dello spazio abitativo sembra imminente, un cantiere campeggia al centro del Laurentino 38 in stato di semi abbandono e sta lì ogni giorno a ricordarci che per lo stato ci sono vite sacrificabili, da squalificare e sottomettere.
In questi anni non abbiamo perso le occasioni per lottare, ci siamo inventatx modi assurdi e fantasiosi, ci siamo regalatx risate, sogni ma anche tanta fatica, rabbia e dolore. Se c’è qualcosa che ci fa svegliare la mattina e vivere la giornata pensando a che contributo dare per vivere tuttx meglio è una grossa passione per la solidarietà, un grosso amore per la libertà.
Per il 14 febbraio abbiamo fatto appello alle nostre relazioni di lotta per costruire una nuova street parade al Laurentino 38: vogliamo che qualche ora di musica sia un regalo al quartiere, vogliamo che in strada ci sia la bellezza dell’autogestione, vogliamo far conoscere a chi abita ai ponti le tante resistenze che si portano avanti fuori e dentro la metropoli.
Abbiamo scelto il 14 febbraio perché è una giornata comunemente associata alle relazioni e all’amore e, con il velo romantico e consumista, mai si affrontano nel profondo il possesso, la violenza di genere, il disciplinamento che riceviamo sin da piccolx nel corrispondere ai ruoli di genere della società eteropatriarcale. Come casa occupata e come comunità di lotta viviamo le stesse condraddizioni e gli stessi conflitti che riscontriamo nella società che critichiamo. Da qui la necessità di farne una giornata di lotta: perché l’amore è un’altra cosa e rivoluzionare le relazioni è sovvertire il presente.
Vi aspettiamo il 14 febbraio per la street parade IN MASCHERA. Orario e luogo di partenza verranno comunicati al più presto.
Quando dei movimenti globali scatenano la solidarietà e la lotta degli oppressi e delle oppresse, nei quartieri popolari possiamo respirare quella forza.
Che sia il grido di libertà delle donne a spingere maree di proteste, che siano i/le più giovani ad opporsi allo sfruttamento dell’uomo sulla natura, che sia una popolazione intera a resistere in Palestina al colonialismo e a muovere il conflitto ovunque non si accetta l’abominio perpetuo di chi governa il mondo, nelle periferie possiamo abbracciare queste ventate di vita.
Nelle difficoltà del nostro quotidiano, nel buco del culo del mondo dei nostri piccoli quartieri, il senso di sopraffazione davanti a genocidi e guerre non deve condurci alla rassegnazione.
Per quanto si possano agitare i bot e gli algoritmi per imporci l’idea della sconfitta, stiamo reimparando ad alzare la testa.
Se riemerge il senso dello sciopero da una vita di sfruttamento e miseria, se si occupano le piazze, le strade e le scuole, se le armi vengono bloccate e non sono più la pioggia di morte su popolazioni intere, è grazie a chi conosce la fatica del lavoro e a chi, da più giovane, non accetta che gli venga consegnato un mondo così ingiusto tra le mani.
Nessun politico muoverà un dito per rendere migliori le nostre vite, ormai è chiaro a tutte e tutti.
Sabato saremo in corteo perché una casa da difendere, uno spazio da condividere o un aiuto a chi sta in difficoltà ci fa sentire orgogliosx di stare da questa parte della barricata e più vicinx a chi resiste in ogni angolo del mondo.
Non vogliamo essere i nomi sulla cronaca dei giornali quando si parla di morti sul lavoro, sgomberi e carcere, vogliamo essere tra i cuori che battono nelle piazze in tumulto di tutto il paese.
L38Squat per una vita libera insieme.
Ater renditi utile, vai a sgomberare i coloni sionisti in Palestina.