PALESTINA AMORE NOSTRO

PALESTINA AMORE NOSTRO

Giovedì 26 febbraio

Cena benefit e chiacchierata sulla barca transfemminista verso Gaza con Rafiqueer Boat Project

L38Squat – sesto ponte occupato – via Domenico Giuliotti 8x

Per sostenere il progetto, trovi altre info al link seguente:
https://www.produzionidalbasso.com/project/rafiqueer-boat-project-per-una-barca-transfemminista-verso-gaza/

È ATER AD ESSERE IN DEBITO!

I quartieri di case popolari non sono quartieri di serie B!

LUNEDÌ 23 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE DAVANTI ATER

ATER, l’ente incaricato della gestione del 70% del patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica a Roma, è commissariato dal 2014.
Gestisce decine di migliaia di alloggi, la maggior parte costruiti fra gli anni ’40 e gli anni ’80.
Questo patrimonio pubblico, che rappresenta la principale soluzione abitativa prevista dalle istituzioni per le persone che non riescono ad affrontare i prezzi in continua crescita del mercato degli affitti, o ad accedere a un mutuo, è lasciato in un grave stato di abbandono da decenni.

Vivere dentro una casa popolare significa ammalarsi per le infiltrazioni e per la muffa, significa rischiare di non avere il riscaldamento.
Significa non ricevere alcuna risposta quando si contatta l’ATER per segnalare un cornicione pericolante.
Significa essere umiliati/e quando ci si reca negli uffici dell’ente e non si hanno tutti i documenti richiesti.
Significa vivere con lo stigma di essere del Quarticciolo, del Laurentino 38, di Primavalle o di San Basilio.
La misura è colma, ora devono ascoltarci!

Da inizio 2026 non è passata una settimana senza che ci piovesse dentro casa, senza che in un condominio crollasse un solaio, senza che ci arrivasse notizia di un appartamento in fiamme per gli impianti elettrici difettosi.

Mentre gli alloggi abitati cadono a pezzi per l’incuria, ATER vuole iniziare un nuovo cantiere al sesto ponte del Laurentino 38 dopo aver lasciato marcire tra le macerie e gli abusi il cantiere del quinto ponte.
Un nuovo cantiere che resterà incompiuto, un nuovo tassello nella speculazione che produce espulsione dalla città per chi non può permettersela e porterà con sé lo sgombero del centro sociale che da 35 anni lotta in quartiere con chi rivendica una casa.
Nel frattempo su Quarticciolo sono stati annunciati 30 milioni di fondi dalla Regione sul patrimonio ATER.
Vogliamo avere garanzie su tempi e interventi puntuali, vogliamo che gli/le abitanti, che conoscono il territorio dove vivono, possano avere voce in capitolo.
La Regione ha annunciato che verrà finalmente realizzata la seconda palazzina di via Ugento e assegnati gli alloggi completati della prima.
Gli/le abitanti che hanno lottato da 5 anni per questi alloggi hanno diritto all’assegnazione di queste abitazioni.

È ATER che è in debito con chi abita nei quartieri popolari, è ATER ci deve delle risposte.

LUNEDÌ 23 FEBBRAIO
ORE 10 DAVANTI AD ATER
Lungotevere Tor di Nona, 1

DAI QUARTIERI POPOLARI PORTIAMO LE BACINELLE, LE UNICHE CHE CI HANNO AIUTATI/E CON LE  INFILTRAZIONI D’ACQUA DURANTE TUTTO L’INVERNO

Comitato di quartiere Quarticciolo
Coordinamento popolare Laurentino 38

Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx

Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx, non per lo stigma che ogni volta viene attribuito a chi vive nelle periferie, ma per la fantasia e il cuore che mettiamo nella solidarietà.

Abbiamo organizzato un pomeriggio di musica in strada partendo con zero soldi ma è stata la forza delle relazioni la nostra vera possibilità.

Dal quartiere e da tante città lo sforzo è stato comune: non la “nostra” street parade ma un momento dove mettere al centro la vita e la bellezza della lotta.

Sappiamo che quando si è in tantx non tutto fila liscio ma è stato importante che tante persone venissero in quartiere per sapere cosa sta accadendo e mettere il Laurentino 38 in relazione con il resto della città.

Anche se suona strano quando si è parte della stessa cosa, ringraziamo chiunque abbia portato il suo contributo, dalla musica alla creatività, dal senso di responsabilità alle idee pazze.

Ringraziamo chi è scesa dai palazzi e ha portato un sorriso, balletti spettacolari e travestimenti assurdi.

Ringraziamo i collettivi di lotta, i/le compagnx che da 35 anni camminano al nostro fianco.

Ringraziamo i giornalisti di Fuori dal coro perché è sempre bello vederli andare via dal quartiere.

Ringraziamo le guardie che hanno bloccato ogni strada creando apposta il traffico per generare malcontento ma gli unici a non essere felici erano loro: ci sta, nessunx vuole essere amicx delle guardie.

Con una minaccia di sgombero che si fa sempre più concreta, da qui prendiamo le forze per le prossime settimane.

Ogni giorno L38Squat è aperto alla solidarietà, qui solo alcuni dei prossimi appuntamenti:

× Giovedì 19 febbraio ore 18.30 Assemblea di confronto su “Cosa sta accadendo in città” – Momento di discussione su speculazione e gentrificazione.
https://l38squat.noblogs.org/post/2026/02/16/giovedi-19-febbraio-assemblea-di-confronto-su-speculazione-e-gentrificazione/

× Venerdì 20 febbraio ore 18.30 Iniziativa benefit Brigada Callejera di Città del Messico con la serigrafia Ostile
https://l38squat.noblogs.org/post/2026/02/11/venerdi-20-febbraio-benefit-brigada-callejera-di-citta-del-messico/

× Domenica 1 marzo ore 12.30 Pranzo benefit Cassa di solidarietà La Lima
https://l38squat.noblogs.org/post/2026/02/16/domenica-1-marzo-pranzo-benefit-cassa-di-solidarieta-la-lima/

TROPPO DA DIFENDERE

Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro

Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si dà un ultimatum a L38Squat.
Dev’essere piccolo piccolo o molto strisciante per non farsi scorgere dal parapetto e non farsi notare dalle decine di persone che dai palazzi contattano Ater per manutenzioni, infiltrazioni, ascensori bloccati, riscaldamenti assenti, alloggi in fiamme e assegnazioni fantasma senza mai ricevere risposta.

Chiediamo a tuttx un po’ di attenzione perché vogliamo riassumere qualche passaggio, non i nostri 35 anni di occupazione ma almeno 6 anni di abusi e mobilitazioni:
nel gennaio 2020 inizia un censimento di chi occupa il V e il VI ponte volto ad assegnare alloggi provvisori per fare spazio ad un progetto di riqualificazione.
L38Squat non partecipa al censimento e sceglie di lottare con chi rivendica una casa, comprese le persone considerate “senza titolo” dalla burocrazia assassina.

Nel marzo 2021, grazie ai solleciti del Comitato Occupanti, avvengono le prime assegnazioni provvisorie con 2 anni di scadenza e con l’obbligo di pagare una pena pecuniaria per gli anni di occupazione. Ater dichiara che, una volta ultimato il progetto, vuole riassegnare ad alcune famiglie, mandate a costruirsi un quotidiano altrove, le stesse cubature dei ponti.

Da questo momento in poi, fino al 2024, le assegnazioni provvisorie proseguono a singhiozzo con la spinta autorganizzata del Comitato e i politici commettono alcuni illeciti per pilotare delle assegnazioni. Ater consegna l’inizio del cantiere ad una ditta che compie abusi quotidianamente documentati e nel frattempo gli alloggi vuoti vengono rioccupati da persone senza casa e inizia una lotta per non lasciare nessunx in mezzo a una strada. Le manifestazioni si susseguono nel tempo chiamando in causa chi governa il municipio e chiedendo di farsi garante per chi abita in quartiere.

Nel febbraio 2024 parte lo sgombero di chi è considerata “senza titolo” nel V ponte. Dopo giorni di violenze e minacce da parte degli operai, la polizia militarizza il quartiere e sbatte in strada le donne che resistevano tra le macerie di un cantiere pericolante. Con loro perdono casa i/le figlx e alcuni animali ma subito si aprono le porte del quartiere e del centro sociale per dare loro ospitalità.

Da qui in poi parte la giostra, in un paese in cui è normale buttare le persone in strada e attaccare chi si rifugia in tenda:
il giorno dello sgombero del V ponte il quartiere e i/le compagnx scelgono di andare dalla presidente del municipio per ottenere alloggi del comune per le donne lasciate in strada. La presidenza, tutta, si fa negare e schiera la celere davanti agli uffici per evitare il confronto. La giornata prosegue con una scampagnata all’ottavo ponte dove vive un impiegato della Regione, uno che si è venduto il quartiere ai politici come raccatta voti e che, nel frattempo, si è acchiappato dall’Ater un attico unico nel suo genere e si è fatto recintare un parchetto pubblico, detenendone il controllo esclusivo e rendendolo di fatto privato. Si fa notare ai vicini l’incoerenza di chi ha guadagnato per sé promettendo riscatto sociale e si torna a casa per preparare un letto caldo a chi è stata sgomberata in pieno inverno.

Il giorno successivo i giornali titolano di un’aggressione al signor raccatta voti, alla famiglia e di danneggiamenti a casa sua.
Fatti ampiamente smentiti da documentazione e lettere che il Comitato Occupanti ha rivolto a vari funzionari.

In questo teatro dell’assurdo si aggiunge il Municipio IX che inventa un clima intimidatorio verso i propri dipendenti attraverso due eventi: una macchina prende fuoco in un parcheggio adiacente agli uffici (macchina che poi è risultata estranea al municipio) e una persona colpisce con una testata il vetro del banco delle informazioni nella sede.

Solo qualche settimana dopo capiamo il perché di queste dichiarazioni shock sui media: grazie a un’accelerazione senza pari parte il cantiere per una nuova sede del municipio, fuori dal Laurentino, nel neonato quartiere accanto al centro commerciale Maximo.

In questo contesto frizzante la ditta appaltatrice del cantiere del V ponte viene trovata, da noi abitanti, a vendersi tonnellate di ferro sottobanco e nell’abbandono totale dei lavori un giorno prende fuoco l’intero cantiere e le fiamme avvolgono il ponte dove sono presenti diverse bombole del gas.

Nel 2025, mentre una nuova ditta diventa referente del cantiere al V ponte, il Municipio decide di placare gli animi in quartiere organizzando un incontro fuffa con Ater: una mattinata di confronto sui problemi del quartiere si trasforma in 25 minuti per raccogliere su dei moduli “nome, cognome e problema” di ogni abitante mentre la dirigenza Ater si dice impossibilitata ad affrontare tutto perché il predecessore era stato arrestato e i guai erano i suoi. Da qui ad oggi partirà una campagna di manutenzione del verde pubblico largamente promossa sui gruppi Facebook di quartiere e nulla più.

Perché riassumiamo questi passaggi?
Potreste benissimo pensare “vabbé v’hanno fatto il cappottone, ciao”
Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro.
Nel 2023, dopo 32 anni di occupazione, Ater ha denunciato L38Squat.
Tre decenni dove ci siamo presx cura dell’intero VI ponte, non solo degli spazi che autogestiamo, tre decenni dove abbiamo aiutato chiunque a fare lavori di manutenzione.
Dopo tutto questo tempo Ater si sente padrone di tutto e vuole usare le case autocostruite e lo spazio sociale per le tasche di funzionari e ditte, permettendo ai politici di vantarsi di un esaltato restyling del quartiere che non è altro che l’espulsione coatta di una parte della popolazione.

Gli operai Ater hanno già distrutto e abbandonato tra le macerie diverse abitazioni e il sesto ponte è diventato un colabrodo per merito loro.
Ater deve occuparsi dei propri danni e tenere le mani lontane dallo spazio occupato dal centro sociale.

Il 14 febbraio saremo in strada perché abbiamo troppo da difendere.
L38Squat non si sgombera.
Il sesto ponte è del quartiere.

Giù le mani dagli spazi sociali!

La stessa mattina dello sgombero di ZK Squat, il 29 gennaio, è stato dato un mese di tempo alle compagne e ai compagni del Sesto Ponte del Laurentino 38 per abbandonare un’occupazione abitativa e sociale che resiste da 35 anni, in una delle periferie popolari di Roma.

Entrambi questi spazi appartengono alla nostra storia attraverso una complicità che dura sin dalla nascita, quasi due decadi fa, del Nodo Solidale. I centri sociali, gli squat, le occupazioni abitative e sociali sono il territorio naturale della solidarietà popolare e internazionalista, in questi ambiti il Nodo Solidale ha realizzato, insieme a centinaia di compagn* negli anni, cene sociali, dibattiti, mostre, concerti, riunioni e manifestazioni, divenendo cuore pulsante, militante, collettivo della metropoli.

L’attacco a ZK e la volontà di sgombero di L38 Squat, due realtà del quadrante Roma Sud/Ostia, si inseriscono nel tentativo da parte dello Stato di mettere fine all’esperienza di un intero movimento che ha dimostrato anche quest’anno durante la grande mobilitazione per la Palestina di essere l’unico antidoto alla svolta autoritaria in atto in Italia e non solo. Vogliono sottrarre gli spazi fisici di questa forza.

Prima il Leonkavallo a Milano, poi Askatasuna a Torino e le minacce a Officina 99 a Napoli e qui a Roma a Spin Time. Vogliono sgomberare la storia, vogliono reprimere il presente.

Da entrambe le sponde dell’oceano in cui è attivo il nostro collettivo inviamo un abbraccio solidale e ribelle alle sorelle e ai fratelli da sempre nostri complici e invitiamo a partecipare a tutti i passaggi di mobilitazione per difendere gli spazi sociali. Uno per uno, metro per metro.

Non ci avrete mai, come volete voi!

Il Nodo Solidale (Italia/Messico)

A San Valentino vogliamo portare una festa per le strade del Laurentino 38

A San Valentino vogliamo portare una festa per le strade del Laurentino 38.
Una festa per chi desidera, una festa per chi resiste, una festa per chi prova a realizzare i sogni più assurdi, una festa di chi ha bisogno di solidarietà per trovare la forza.

Una Love L38 Parade con tutto l’amore per chi non può stare in strada con noi perché privat3 della libertà o perché impegnat3 a lottare altrove.

La costruzione di questa street parade parte da un’idea: “l’amore è un’altra cosa!”. Ma perché parlare di amore all’interno di un percorso di lotta per la casa? Perché nominarlo per le strade della periferia romana, e cosa ha a che fare con lo sgombero del sesto ponte occupato?

Fare una love parade il giorno di San Valentino, il giorno in cui L38Squat compie 35 anni di occupazione ed autogestione, è emerso come bisogno di tuttx. Scegliere di partire da sé, dalle nostre relazioni e da quello che ci succede attorno, si fa proposta concreta da portare avanti per le strade della città: perché non stiamo parlando solo dello sgombero di un centro sociale ma dell’attacco a un modo di stare insieme e di pensare, alla volontà di vivere i nostri sogni e la libertà dei nostri corpi. 

Abbiamo scelto di stare in strada perché pensiamo che valga la pena portare fuori dalle nostre quattro mura quello che ci lega e quello che facciamo: un tentativo di vita comune che prova a ragionare fuori da un’idea delle relazioni e da modelli di genere imposti che non hanno altra funzione se non quella di opprimere e controllare i corpi, e alcuni in patricolare. Un tentativo che non ci mette al riparo da contraddizioni ed errori ma che ci dà la possibilità di guardare alle dinamiche di potere e ad affrontarle collettivamente.

Pensiamo sia importante che le esperienze di lotta intorno a noi scelgano di essere presenti in questa giornata, regalando a noi stessə e al quartiere un momento di socialità e passione. Apriamo le porte di una parte di Roma che sembra grigia, cupa e pericolosa e vogliamo riscattarci dallo stigma parlando noi dei quartieri che abitiamo e delle relazioni che vogliamo. Che cos’è il giorno di San Valentino lo decidiamo noi, che cos’è l’amore siamo prontə a sovvertirlo, specie se è in nome di quell’amore – fatto di possesso e dominio – che le vite di donne, frocie, puttane e persone povere sono costantemente in pericolo. 

La violenza patriarcale che viviamo sulla nostra pelle, a lavoro, a casa, a scuola  abita purtroppo anche gli spazi sociali e di lotta. Per costruire la love l38 parade del 14 febbraio abbiamo scelto di riunirci in un’assemblea trasfemminista separata e in un’assemblea mista, proponendo alle nostre collettività che l’assemblea separata fosse lo spazio di immaginazione ed autorganizzazione dei 2 carri che comporranno la manifestazione.
Abbiamo chiesto ai nostri compagni di essere alleati e di rinunciare ai ruoli di potere che conosciamo nei nostri contesti.

Questo tentativo proviene da diverse riflessioni. Per primo crediamo che il trasfemminismo non sia una nota di colore ma uno sforzo irrinunciabile nelle nostre vite, una lente con cui guardiamo ogni forma di dominio e sopraffazione scegliendo di confliggere. Usando l’autocritica come metodo di analisi interna, abbiamo considerato due episodi recenti per provare a cambiare le cose: il primo, più vicino, riguarda la violenza che si è scatenata contro le compagnx che hanno organizzato una serata tekno separata benefit per la Palestina in un centro sociale di Roma, il secondo invece riguarda la prima street parade organizzata al Laurentino 38, dove il carro trasfemminista separato è stato continuamente osteggiato da persone presenti al corteo, tanto da costringerci a spiegare minuto per minuto le nostre ragioni, traendo la conclusione che i contenuti non erano stati presi in carico da tutti.

Ci fanno schifo tutti i padroni figuriamoci quelli della tekno.

Guardando ancora alla prima street parade di quartiere avvenuta nell’ottobre 2023 al Laurentino 38, eravamo agli albori dell’applicazione del decreto Caivano nei quartieri popolari e dell’ennesimo massacro sulla popolazione palestinese.
Da una parte la scelta di militarizzare le periferie descrivendole come i soli luoghi dove si scatena la violenza sulle donne e stringendo le maglie della repressione sempre più intorno alle persone giovani, dall’altra la scelta di annientare una popolazione intera, ricoprendola con un tappeto di bombe e macerie, parlando di liberazione e di diritti.

Quanto accaduto in questi due anni in una società educata alla guerra, alla conquista e al razzismo non può che essere il terreno per maggiori violenze, dove le donne e le persone trans e queer che non hanno disponibilità economica avranno sempre meno possibilità di costruirsi una vita desiderabile in autonomia; dove l’unica forma di relazione accettata e auspicata è quella della coppia borghese e tutte le altre forme di intimità, affettività, vita comune vengono cancellate, dallo stato e dalla speculazione che accompagna l’espulsione di massa dai quartieri popolari. 

A San Valentino, quest’anno, vogliamo divertirci e soprattutto ascoltarci.
Sarà Carnevale e saremo tuttə in maschera. Saremo mostruos3 e saremo bell3 perchè riconosciamo il sabotaggio dei ruoli di genere come pratica di lotta: alle logiche di odio e sopraffazione contrattacchiamo con delle modalità di amore e di cura.

Cura non intesa come sacrificio, come ci è stato insegnato, ma per come lo viviamo con le nostre sorelle: abbiamo imparato a scindere il ruolo che ci hanno affibiato dal desiderio di amore, il bisogno indotto dalla scelta concreta, per portare avanti pratiche di lotta senza sfruttamento.

Sarà uno spazio, seppur temporaneo,  dove liberarsi da una società controllata dal carcere e dalla psichiatria come soluzione alla violenza patriarcale, ai conflitti, all’uso e alla dipendenza dalle sostanze.
Sì, ci vuole un grande sforzo. Sì, la lotta è una possibilità di vita.

Perché ci vogliono isolat3 ma crediamo negli spazi collettivi come palestre trasformative.

Tuttx in strada il 14 febbraio, appuntamento alle ore 16 sotto al sesto ponte occupato [via Ignazio Silone all’altezza di via Domenico Giuliotti]

Libertà per la Palestina
Libertà per il Rojava
Tutt* liber*